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Ambito di Ricerca:L'aspetto del territorio e del centro abitato
   
Note storiche ed immagini di Monza
 

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Monza vista dall'alto

 

La storia

Le testimonianze archeologiche ci consentono di individuare i primi nuclei abitativi della città di Monza lungo le rive del fiume Lambro, si tratta sicuramente di una stirpe celtica che subì il processo di romanizzazione intorno agli anni 50 a.C., quando Cesare iniziò la sua politica di espansione.
Monza divenne, per la sua posizione geografica, un vicus romano popolato da gente dedita alla pastorizia all'agricoltura e alla pesca. Il periodo romano è testimoniato, come nel resto dell'Europa, da grandi costruzioni civili: ponti, acquedotti e strade. A Monza venne edificato in questo periodo il maggior ponte della Lombardia, si tratta del Ponte di Arena che era lungo 70 metri e largo 4, composto da sette archi ribassati, realizzati in cotto e serizzo, oggi sostituito con il Ponte dei Leoni. Reperti archeologici di questo periodo sono conservati al museo civico e del Duomo.

Durante il periodo di Teodorico, la città di Monza venne scelta quale residenza estiva e sede del "palatium magnum" dell'imperatore.
Con l'avvento dei longobardi, la nostra città visse un periodo di grande splendore sotto tutti gli aspetti. Raggiunse l'apice con la regina Teodolinda che fece di Monza il centro politico, culturale e religioso più importante della Lombardia. Promosse infatti, grazie agli accordi con Papa Gregorio Magno, la diffusione del Cattolicesimo contro l'Arianesimo Longobardo. Fece costruire una grande Basilica dedicata a San Giovanni Battista dove nel 603 avvenne il battesimo del figlio Adaloaldo e dove è conservata la sua tomba. Con le sue donazioni preziose fra le quali la Corona Ferrea e gli altri oggetti di oreficeria longobarda, diede origine al famoso Tesoro.

Sotto il regno dei Franchi, Monza continuò a svilupparsi e a progredire; mentre con l'avvento di Berengario primo, re d'Italia e Imperatore, divenne patria del regno d'Italia "Est Sedes Italiae Regni Modoetia", questo perchè Berengario fu il primo imperatore a farsi incoronare con la famosa Corona Ferrea, dando così l'avvio ad una tradizione che si è protratta sino al 1838 con l'incoronazione di Ferdinando primo d'Austria, ornando il capo fra gli altri a Federico il Barbarossa, Carlo quinto e Napoleone.

In epoca comunale, Monza divenne la città prediletta del Barbarossa. Grazie al potere ecclesiastico ed economico degli Umiliati, che si organizzarono nell'edificazione di chiese e monasteri dove si svilupparono le arti meccaniche, divenne un importantissimo centro artigiano ed il più importante della Lombardia per la lavorazione della lana. E' in quest'epoca che venne eretto l'Arengario, luogo simbolo del potere politico.

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L'Autodromo Nazionale di Monza

L'attuale pista è di 5770 metri e la capacità ricettiva dell'impianto è di 120.000 spettatori.

Molte opere di ammodernamento e di sicurezza sono state effettuate da quel lontano 1922. Il circuito è stato, in più riprese, adeguato agli standard di sicurezza della FIA (Federazione Internazionale Auto), ma le modifiche non hanno snaturato il disegno originale del percorso.

Ora l'Autodromo Nazionale di Monza non è soltanto il maggior complesso motoristico italiano, ma uno dei circuiti più prestigiosi del mondo.
Quando non si svolgono gare è concesso ai privati percorrere la pista.
Le sue strutture comprendono:

" Tre piste: la pista Gran premio di metri 5.793, la pista Junior, illuminabile per gare notturne, di metri 2.405, la pista di velocità a curve sopraelevate per prove tecniche di metri 4.250. disegno con le tre piste
" Fabbricati di servizio: uffici, magazzini, 2 torri di segnalazione, stazione rifornimento etc.

" Complesso box: comprendente oltre ai box stessi, aree adibite a sala stampa, servizi tecnici e organizzativi.

" Centro Medico con eliporto

" Fabbricati di rappresentanza comprendenti negozi, banca etc.



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il Duomo


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La corona ferrea


La Corona ferrea o del Ferro, è un diadema formato da sei lamine d'oro rettangolari e unite da cerniere.

E' adornata da 46 gemme, poste all'interno di una raffinata lavorazione floreale a sbalzo in oro smaltato, mentre l'interno della corona ha una sottile lamina di ferro che secondo la leggenda sarebbe stata forgiata con uno dei chiodi della crocifissione di Gesù.

Fu usata per incoronare re ed imperatori, da Carlo Magno a Ottone primo, da Berengario nell'888, a Enrico quarto nel 1081. In seguito furono incoronati Federico primo il Barbarossa nel 1158, Arrigo settimo nel 1311, Carlo quinto nel 1530, Napoleone primo nel 1805 e Ferdinando primo d'Austria nel 1838. Portata a Vienna nel 1859, fu restituita all'Italia nel 1866 e conservata nella cappella di Teodolinda all'interno del Duomo di Monza.
Le origini e la storia della Corona ferrea.

Le origini di questo diadema sono incerte.

A mano a mano che si procede a ritroso nella vicenda millenaria della Corona ferrea, i contorni del sacro diadema del Regno Italico si fanno sempre più sfumati. In un momento imprecisato e per un motivo altrettanto misterioso esso cambia persino di forma e la storia, lentamente, si confonde con la leggenda sino a diventare mito.

E' una tradizione quella che riporta che sant'Ambrogio, nell'elogio funebre per l'imperatore Teodosio tenuto a Milano nel 395, disse che Elena, madre di Costantino, cercò e trovò i chiodi della crocefissione e con uno fece un diadema per il figlio ("diadema intexuit"). Ciò sarebbe avvenuto nel tredicesimo anno del pontificato di san Silvestro (326 d.C.): da allora "il Santo Chiodo è posto sul capo degli Imperatori".
Carlo Bertelli riconosce una antica raffigurazione della Corona Ferrea nel sant'Ambrogio di Milano, su uno dei frontoni del ciborio, dove la mano di Dio la posa sul capo di un vescovo, affiancato dagli imperatori Ottone primo e Ottone secondo, che gli rendono omaggio. Ancora secondo Bertelli, nella lunetta del portale maggiore del Duomo di Monza, la regina Teodolinda porgerebbe a san Giovanni Battista proprio la Corona ferrea.

Ma il diadema in realtà è tardoantico, realizzato nel quinto secolo probabilmente a Costantinopoli.

Non si può comunque considerare la storia della corona senza porla in relazione con quella di Monza, come "sede del Regno" per il legame strettissimo con esso, forse dal tempo di Teodorico, ma soprattutto da Teodolinda. E ovviamente, la storia della corona e la storia di Monza non possono prescindere dalla presenza della Basilica di san Giovanni Battista fondata nel 595 dalla regina dei Longobardi.

Il sorprendente collegamento di Monza con le vicende del Regno ha radici molto lontane nel tempo: il palazzo di Teodorico, prima, quello di Teodolinda, poi, e accanto a questo la cappella palatina e in essa il tesoro e le corone, tutti simboli del potere regio. Ed è nella suggestione evocativa della regalità testimoniata dalle corone, specie nel Medioevo, che risiede il fascino di Monza.
Il mito della città regia nasce quindi prima di quello della Corona ferrea e si consolida nel tempo grazie all'attività di amministrazione delle terre regie svolta accanto al san Giovanni. E se le incoronazioni in età postcarolingia avvenivano in Pavia, non vi è dubbio che dopo la distruzione del palazzo pavese del 1024 Monza assunse un ruolo primario nel Regno d'Italia. E' inoltre verosimile che l'incoronazione italiana del re di Germania rivestisse un significato giuridico di presa di possesso del regno.

La Corona ferrea simbolo del regno italico.

Ma quali furono i primi re incoronati a Monza e con quale corona? La tradizione secondo la quale i re d'Italia dovevano essere incoronnati dall'arcivesvovo milanese si afferma a partire dall'undicesimo secolo.

Negli anni Trenta del tredicesimo secolo la corona del Regno viene identificata con una corona detta "ferrea".

All'inizio degli anni Sessanta dello stesso secolo essa viene collocata a Monza, da un cronista non lombardo, serio e scrupoloso: Rolandino di Padova.

Infine, i diritti dell'arcivescovo milanese, di Milano e di Monza sulle incoronazioni sono indicati con chiarezza nelle fonti a proposito dell'incoronazione di Enrico settimo, del 1311, e di Carlo quarto, del 1356.

Ma le origini della tradizione del legame di Monza con le incoronazioni sono sicuramente anteriori al 1128, quando Corrado di Svevia è incoronato a Monza e successivamente in sant'Ambrogio dall'arcivescovo di Milano: riguardo ai luoghi, le fonti contemporanee non fanno pensare a un'innovazione. L'affermazione del potere vescovile in Milano, e sull'Italia nordoccidentale tocca il vertice con Ariberto d'Intimiano, che nel 1026 incorona Corrado secndo re d'Italia e nel 1027 ottiene dal papa e dal novello imperatore l'affermazione solenne dei diritti dell'arcivescovo milanese in materia di incoronazioni.

Un altro arcivescovo di Milano, Arnolfo terzo di Porta orientale, nel 1093 incorona Corrado, figlio ribelle di Enrico quarto, legato alle città di Milano, Piacenza e Cremona che sostennevano il papa: Corrado ottiene la legittimazione ad agire nel Regno d'Italia e Arnolfo recupera alla diocesi parte del prestigio perduto. Ancora, nel 1128, Anselmo quinto della Pusterla incorona Corrado di Svevia, nipote di Enrico quarto morto senza eredi diretti. In questo caso il Comune di Milano l'interlocutore con cui Corrado tratta le condizioni dell'incoronazione che, come testimonia il cronista milanese Londolfo Iuniore, avviene prima a Monza e poi a Milano.

Se quindi non fu scelta Milano per la prima cerimonia di incoronazione di Corrado di Svevia, nonostante il Comune fosse teso ad affermare la grandezzza delle tradizioni civili e religiose, fu perchè vi erano precedenti a Monza e le fonti attestano l'unico precedente del 1093. Ma anche in questo caso la scelta di Monza non poteva che rispondere al desiderio di non discostarsi da una tradizione che ci riporta ad Ariberto e Corrado secondo.

Perchè Ariberto avrebbe scelto Monza? Perchè già residenza regia, per la presenza delle corone, perchè da un secolo sottoposta al controllo degli arcivescovi milanesi e perchè il luogo gli fu assai caro. Quanto alla corona, la scelta per le cerimonie successive cadde sulla Corona ferrea in seguito a una ricerca storica che attestava la tradizione che la legava al Regno e inoltre la sua forma originaria a otto plache aveva un particolare significato nella simbologia medievale, soprattutto a Milano.

E' nota, successivamente, la consuetudine dei Visconti con il Duomo di Monza nelle strategie di radicamento nel tessuto sociale attivate dopo la battaglia di Desio (1277), che li vede prevalere sulla fazione sino ad allora dominantedei Della Torre. Un Visconti, Matteo, promuove la ricostruzione del Duomo nel 1300 e ancora Matteo riscatta nel 1319 tesoro e corona impegnati dai Torriani 44 anni prima; un altro Visconti, l'arcivescovo Giovanni, nel 1345, ottiene il ritorno del Tesoro da Avignone. Quindi, se le lunghe assenze nella prima meta del secolo comportano l'eclissi della Corona Ferrea - che Enrico settimo cerca per la sua incoronazione del 1311, ma non trova e non fa forgiare una di ferro, classicheggiante - tornato il Tesoro nella sua sede legittima, i Visconti promuovono la riaffermazione del Duomo, come sede di incoronazioni e del ruolo della corona.

Nel 1353 il tesoro viene restaurato, nel 1355 Carlo quarto è incoronato in sant'Ambrogio con la 'Sacra corona del ferro' - dove Matteo Villani dà questa nuova sottolineatura - e il giorno successivo all'incoronazione il papa nella lettera ai patriachi di Grado e Aquileia ribadisce con forza il ruolo della corona e del Duomo. Successivamente compare nella basilica monzese il pulpito di Matteo da Campione con la grande rappresentazione di una scena si incoronazione, che si ricollega esplicitamente a tale funzione. Poco dopo la conclusione del celebre ciclo pittorico della cappella di Teodolinda, che clebra il passaggio dinastico dai Visconti agli Sforza, Federico III d'Asburgo riceve a Roma dal papa la Corona Ferrea (1453).

Prima dell'incoronazione di Carlo quinto trascorrono quasi quattro mesi dall'ingresso trionfale dell'imperatore in Bologna, dove è atteso da Clemente settimo. Nel frattempo, Antonio de Leyva, feudatario di Monza, aveva raccolto negli archivi di Milano e di Monza la documentazione che certificava l'autenticità della corona come simbolo del Regno di Lombardia, che dava notizie sulla liturgia seguita in passato e che confermava le prerogative accettano che l'incoronazione avvenga a Bologna, ma chiedono che a Monza siano riconosciuti benefici a discrezione del sovrano. Il 22 febbraio 1530, nella cappella del Palazzo pubblico, la Corona Ferrea viene conferita dal papa Carlo quinto, mentre in piazza Maggiore risuonano le scariche delle compagnie di archibugieri e si urla 'viva il re di Lombardia'.
Si deve attendere sino al gennaio 1805 prima che un altro imperatore decida di assurgere a re d'Italia. Napoleone primo, spinto da qualche lettura o conversazione, detta una direttiva: "L'antica corona dei re di Lombardia deve trovarsi a Milano, l'imperatore la sovrapporrò alla corona imperiale". Così a Milano il 26 maggio, il Bonaparte, secondo un cerimoniale previsto, entra solennemente in Duomo vestito da re d'Italia e, al momento dell'incoronazione, prende la Corona Ferrea dall'altare, la guarda, se la pone sul capo dicendo "Dio me l'ha data, guai a chi la toccherà".

L'incoronazione di Ferdinando primo, imperatore d'Austria, con la corona dei re d'Italia, risponde all'esigenza della Concelleria viennese di restituire prestigio e consenso all'occupazione del Lombardo-Veneto: la cerimonia ha luogo il 6 settembre 1838 in Duomo a Milano.

Altro significato avrà per i Savoia la Corona Ferrea recuperata dall'esilio viennese il 4 novembre 1866, grazie agli accordi di pace con l'Austria: il conflitto tra Stato e Chiesa e le cannonnate di Porta Pia "impediscono la sola ipotesi di un carisma religioso" all'incoronazione di Vittorio Emanuele, che assume il titolo di re d'Italia per voto parlamentare. Nel 1883, Umberto primo, con Regio Decreto, conferma alla corona il "sacro carattere di reliquia" e "quello importante d'interesse nazionale" affidandone la custodia alla Basilica di Monza. E nella basilica rimarrà fino al regicidio del 29 luglio 1900, per accompagnare il "re buono" nell'ultimo viaggio.


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ricerca di Enzo Càllari
su www.Monza.net

 
     
Edizione RodAlia - 11/04/2009
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