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Ambito di Ricerca:L'aspetto del territorio e del centro abitato
   
Castronovo di Sicilia_presentazione
 

Castronovo di Sicilia siede su l'angolo solitario di due monti, che lo sovrastano quasi a proteggerlo: l'Altopiano del Kassar a nord e la Rupe di San Vitale ad ovest.
La Città si trova a mt. 682 s.l.m. Alle falde del Rossino sin oltre la storica Chiesa di San Pietro scorre il fiume Platani, (l'Alycus degli antichi, un tempo navigabile). A sud ed a est, un grande e svariato panorama, formato da colline e vallate belle e pittoresche. Da tutti i lati comunica coi paesi limitrofi.
Antica come la sua storia è la Città di Castronovo, e presenta tuttora strade strettissime tortuose, vicoli, archi e cortili, che lasciano intravedere l'antico tono romantico dell'urbanistica arte arabo-normanna.
Castronovo - dice Luigi Tirrito - per la bella esposizione ad oriente, per la sua elevazione sulla circostante zona dei giardini e per il numero dei campanili e dei svariati e pittoreschi caseggiati, guardandosi dalla strada statale, dalla stazione ferroviaria e dal Rossino, sembra una Città romantica, non dissimile dai bei panorami che spiccano dai diversi gioghi della Svizzera.
In effetti, dalla strada statale, se noi volgiamo lo sguardo verso Castronovo, specialmente all'imbrunire, notiamo che il monte Kassar, il Picco della Specola e la Rupe di San Vitale, con le loro guglie, formano nella nostra fantasia una grandiosa e splendida Cattedrale Normanna.

La sua posizione geografica, a cavallo fra le province di Palermo ed Agrigento, le conferisce di per se una centralità che va però ben oltre la semplice collocazione territoriale, assumendo una posizione di primo piano sin dai tempi dell'antica Krasto, arroccata com'era sopra una rupe insidiosa denominata Kassar.
La sua importanza geografica viene ancora ricordata per il fatto che la Città era posta sull'itinerario Francigeno, una importantissima strada che, come risulta in un diploma del 1094, la fa supporre di origine Bizantina e sarebbe secondo il Pirri la stessa che i Normanni usarono per addentrarsi nel cuore dell'Isola. Lo stradale Francigeno iniziava il suo tragitto da Arras, antica capitale dei Galli Atrebati, famosa come la patria degli arazzi. La strada, attraversato il territorio francese, penetrava in Val Padana, raggiungendo Pavia e di lì la Città di Roma. la via Francigena costituiva il tratto obbligato per i popoli del nord-europa quando si recavano a Roma per i tradizionali pellegrinaggi o in occasioni dell'Anno Santo.

di Giuseppe Militello


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foto by Danyella_m76 from flickr



Il ponte vecchio sul fiume Platani

Il ponte sul Platani in territorio di Castronovo di Sicilia denominato ponte vecchio fu costruito nel XVI secolo dal comune per evitare che nel periodo invernale ci fossero difficoltà ad oltrepassarlo, che ostacolassero il trasporto di merci ed il passaggio di viaggiatori: il guado del fiume avveniva dapprima all’altezza della Chiesa di san Pietro (sempre nella circoscrizione di Castronovo; vicino alla PA-AG).

Essendo rappresentanti dell’amministrazione civica il barone Antonio Gialongo e Giovanni Antonio Giordano, l’incarico di erezione venne dato al costruttore Mariano de Tardo (proveniente da Caltabellotta) con un atto rogato il 26 aprile 1555 presso il notaio Filippo Lombardo.

Il ponte, costruito con pietre squadrate, fu fruibile nel 1570: il costo delle pietre era stato di 19 tarì alla canna (= m 2,5 circa).

Un rivestimento di calce fu applicato al ponte nell’estate del 1590: l’amministrazione di Castronovo nel 1589 tramite il barone Bernardo Bascone ne aveva ordinate 224 tonnellate ad un venditore napoletano di nome Nicolò Rizzo.

Alla fine l’opera venne a costare 7800 onze (1 onza = 30 tarì), una somma – nel paragone temporale – quasi pari a quella richiesta per la realizzazione del palazzo comunale a Lercara Friddi ad inizio ’900.

L’arcata del ponte, al di sotto della quale scorre il Platani, è a tutto sesto, mentre la struttura del passaggio è a schiena d’asino.

Si trova accanto ad uno nuovo sulla strada che da Castronovo conduce a Cammarata.

di Danilo Caruso



immagine allegata

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foto di Danilo Caruso




prova Castronovu

A Castronovu fui l’atra vota
pi visitari sti biddizzi rari.

Pi prima cosa saliu a San Vitali
ca di Castronuovu è lu prutitturi.
M’addinucchiaiu e mi misi a priàri,
picchì iddu prigassi lu Signori
pi farini li grazi nicissari.


Acchianai chiù supra e con gran stupùri
vitti tanti ruderi c’appartinianu a lu castiddu midiuvali
anticu e culussali, accuvacciatu supra d’una petra naturali.

Lu pensieri mi turnà narratu di millenni,
e quasi mi misi a trimari
pinsannu a li schiavi diddi tempi
ca travagghiavanu pi nenti
carriannu petri a pari di li muli,
pi stu castiddu fabricari.

Orgoglio di li prepotenti
senza pietà e senza lu cori.

Di da supra l’occhi mi sfaviddavanu comu du stiddi
taliannu tutti li vaddati e li contorni
chini d’aranci, pira e minnuliddi.



Castronovu vetusta ti chiamaru l’antichi,
ricca sì di chiesi siculari,
la chiesa madri è veramente da taliàri
dedicata a Dio onnipotenti
ca sunnu tri persuni tutti uguali.

Cià tanta arti stu paiseddu
ca l’antichi a nui ci tramannaru.

Castrunovu di tia nascìru omini Santi e pirsunaggi di valuri
ca stracuddari nun punnu cu li primaveri.



Si fabbricata sutta na montagna
unni lu suli ti vasa di matina e sira,
ricca di feudi chi producono lu granu
li to surgenti dannu acqua a li paisi luntanu.
Ciai lu cummentu di li cappuccini
unni cu lu passari di l’anni ci abitaru tanti frati santi.


di Nino Marchiafava

(con dedica alla moglie Anna Pizzuto, nativa di  Castronovo)

 
     
Edizione RodAlia - 23/01/2009
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