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Palermo_7: un intreccio di culture - Il Duomo di Monreale
 
Palermo_settima parte

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MONREALE

La facciata del duomo, by orgu24 - on http://Flickr.com


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Il chiostro, by astill - on http://Flickr.com

L'ultimo re normanno di Sicilia leggeva e scriveva l'arabo e assomigliava «ai Musulmani per il vivere immerso nei godimenti del regnare, per il godimento legislativo, per il cerimoniale, per la distribuzione dei gradi nei suoi ottimati, per il rispetto alla maestà del reame e la pompa sua manifesta". Ma era pur sempre vassallo del papa ed edificò, in soli tredici anni, una delle chiese più belle dell'Occidente cristiano, dove ancora giacciono le sue spoglie.

Tra il 1172 e il 1185, sulle pendici del Monte Caputo sorse il duomo di Monreale, grande impresa corale opera di maestranze arabe e bizantine ma anche di scultori romanici, al loro esordio nella Sicilia normanna. Al greco e all'arabo si unisce qui per la prima volta il volgare, il nuovo linguaggio dell'Europa medievale.

Accanto alla chiesa e all'abbazia benedettina furono eretti, sul "monte del re", la reggia del sovrano e il palazzo dell'Arcivescovado che, grazie alle donazioni reali, fu uno dei più ricchi e potenti dell'isola. Intorno, nel corso dei secoli, crebbero gli edifici conventuali, le chiese, gli istituti di educazione religiosa, fino a diventare un paese, l'odierno Monreale, a sette chilometri da Palermo cui lo collega il corso Calatafimi e una bella strada in salita ornata di alberi e fontane.

Arabo è soprattutto l'esterno, la facciata (ma solo la parte superiore, il portico ù settecentesco),le absidi, dove si rincorrono gli archi acuti, le cornici, i tondi decorativi con incrostazioni policrome in calcare e pietra lavica. Il portale centrale palesa i linguaggi dell'arte siciliana, con le lesene a girali classicheggianti che si alternano a quelle ornate con i mosaici a motivi geometrici di derivazione musulmana. Le quaranta formelle dei battenti bronzei furono scolpite a Pisa e spedite a Palermo via mare. Le firma Bonanno Pisano, con la data 1186, e il vivace racconto delle storie del Vecchio e Nuovo Testamento è interpretato da esili figure che già si dispongono in un abbozzo di composizione spaziale.

L'interno, scandito in tre navate da colonne con raffinati capitelli romani provenienti dal Nord Africa, è interamente ricoperto dal ciclo musivo che, insieme a quello di S. Marco a Venezia, costituisce la testimonianza più importante dell'arte bizantina in Italia. Usuali sono i temi e la disposizione dei soggetti: scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, vite e figure dei santi, apostoli, profeti e il Cristo Pantocratore e la Vergine nell'abside. Al mondo musulmano appartengono le "muqarnas" del soffitto della crociera (ma furono rifatte nell'800); il raffinato intaglio geometrico del pavimento;delle lastre marmoree che rivestono la parte bassa delle pareti.

Un insieme rilucente, che anche le aggiunte operate nei secoli successivi hanno sostanzialmente rispettato. Come intatto rimane il fascino del chiostro benedettino, anche se il monastero non esiste più. Sembra di essere sull'Alhambra di Granada, più che in un luogo di raccoglimento di monaci. Con qualche tocco di romanico nei capitelli (forse arrivato dalla Francia, come i sovrani normanni) e il ricordo di finezze ellenistiche nei tralci di vite che si intrecciano sui fusti delle colonne.


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Cristo Pantocratore, by Xerones - on http://Flickr.com


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Navata centrale e abside, by Xerones - on http://Flickr.com


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Mosaici della navata centrale, by bmk - on http://Flickr.com


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Chiostro e torre, by labirtaspicturas - on http://Flickr.com


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Arabic geometry, by Davide Rizzo - on http://Flickr.com


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Guglielmo II con Cattedrale, by Mipstra - on http://Flickr.com


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Fontana moresca, by Chiara Marra - on http://Flickr.com

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NOTA: Il reportage "Palermo: un intreccio di culture" dell'autrice Franca Calmotti è stato suddiviso in varie parti per esigenze tecniche di pubblicazione. Esso fa parte della collana "I LUOGHI DEGLI SCAMBI" de "Il sole 24 ORE", anno 1994.

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