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Ambito di Ricerca:L'aspetto del territorio e del centro abitato
   
Palermo_1: un intreccio di culture - Ruggero II
 
 

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"" I palazzi del Re ne circondano il collo, come i monili cingono i colli delle ragazze dal seno ricolmo, ed egli tra giardini e circhi si rigira di continuo fra delizie e divertimenti. Quante sale egli ha in essa e quanti edifizi! Possano questi non essere più abitati da lui!
Quante logge e quanti belvederi! "

 

Tra tali delizie viveva l'ultimo dei re normanni, Guglielmo II, alla sua corte di Palermo, suscitando l'ammirazione e le maledizioni di Ibn Giubair, un dotto musulmano spagnolo che, di ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca effettuato tra 1183 e 1185, naufragò davanti al porto di Messina.


Nel racconto del suo soggiorno in Sicilia, spicca la descrizione della splendida "al-Madinah", la Palermo cristiana e normanna impregnata dell'arte e della cultura araba.


Che "Iddio la restituisca ai musulmani" si augurava, e insieme a lui i molti correligionari presenti in città. Ma ormai, da quasi un secolo, nel "Qasr", il castello arroccato nella parte più alta della città, vivevano i sovrani degli "Uomini del Nord". Il primo "re di Sicilia, di Calabria e delle Puglie", Ruggero II, l'aveva reso splendido, utilizzando a piene mani la tradizione e le maestranze islamiche.
Gli architetti, i decoratori, gli artigiani arabi avevano continuato a lavorare presso la corte. Ai tessitori musulmani Ruggero II aveva commissionato il manto della sua incoronazione.

 

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Quando il giorno di Natale del 1130 si inginocchiò davanti al papa, sancendo il suo ruolo di difensore della chiesa cristiana, sul rosso prezioso della seta spiccavano, ricamati con fili d'oro e perle, il motivo araldico tutto orientale dei leoni che atterrano i cammelli e, lungo il bordo, l'iscrizione commemorativa dell'evento. Scritta in arabo, in caratteri cufici, con la data 548 dell'Egira, l'era islamica che inizia con la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina. Quel manto è una sintesi di straordinaria bellezza dell'unicità della Sicilia arabo-normanna. Di quel luogo in cui, in tempi di crociate e guerre sante, Ibn Giubar raccontava che in occasione di un terremoto, Guglielmo II "(...). Preso da paura, andava qua e là guardando per il palazzo e non sentiva se non le voci delle donne e dei paggi che invocavano Dio (cioè Allah) ed il suo profeta. Al vedere il Re restavano spesso confusi, ond'egli per calmarli diceva loro: ognuno di voi invochi l'Essere che egli adora e in cui crede.". .

 

 

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Statua di Ruggero II e sua incoronazione, in un mosaico della "Martorana"

 

 

 

 

 

 

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Mappa del territorio di Palermo, risalente al periodo tra l'VIII e X secolo. Due fiumi, quelli che poi furono chiamati Papireto e Kemonia, formavano una penisoletta lunga circa un chilometro dove sorse il primo nucleo della città (Paleopoli), e che si trovava nella zona dell’attuale Palazzo Reale

 

 

 

 

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Mappamondo del 1150 prodotto dal cartografo marocchino al-Sharif al-Idrissî per conto del Re Ruggero II

 

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