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IL VANGELO DELLA DOMENICA, 03/7
a cura di Don G.Silvestri
 

 

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VANGELO DELLA DOMENICA - 3 LUGLIO

XIV DOMENICA ( C ) LUCA 10,1-9

 



In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

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La scelta del Signore di designare, oltre i dodici, altri settantadue discepoli da inviare avanti a sé, per evangelizzare i popoli - il numero è simbolico ed è relativo alla credenza del tempo, secondo cui 72 fosse il numero delle nazioni che popolavano tutta la terra - costituisce l’occasione per dare ai discepoli (di tutti i tempi) delle istruzioni precise, relative alla loro missione: in particolare, al contenuto da annunziare e anche agli atteggiamenti e comportamenti personali e comunitari coerenti con tale missione.

 

Cosa annunciare? Il vangelo del Signore è il vangelo dei poveri, non solo perché è buona novella ad essi destinata, ma perché può essere annunziata solo da coloro che si liberano dal possesso ingordo, dall’avarizia, dall’ossessione del domani: “non portate borsa, né sacca, né sandali”. È anche il vangelo dell’accoglienza, della mitezza, del perdono e della misericordia per gli erranti, gli stranieri, i peccatori, i pubblicani, le prostitute. È ancora la ‘buona notizia’ per coloro che molto patiscono a causa dell’egoismo altrui, della violenza, della prepotenza dei più forti e, anche, a causa dell’indifferenza, dell’incuria, del pregiudizio, dell’emarginazione. Infine, è la buona novella per coloro che soffrono, per gli infermi nell’anima e nel corpo, per coloro che sono inchiodati spesso a un giaciglio di dolore, di solitudine, di abbandono, di disperazione: “Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

Annunciare la prossimità del Regno di Dio, la buona novella, è annunciare la prossimità di Dio all’uomo, la sua vicinanza assoluta a coloro che soffrono. Dio, insomma, vuole il completo ‘ribaltamento’ della storia dell’uomo. Per mezzo del Figlio incarnato, comanda di aprire questa storia verso l’orizzonte della vita, della libertà, dell’uguaglianza, dell’amore, della dignità di ogni uomo. Questo è il regno di Dio. A noi, perciò, è affidata una ‘novella’ che scotta, che non possiamo trattenere per noi, che occorre trasmettere a perdifiato. A quanti possibile. Una ‘novella’ che esalta gli umili e i poveri della terra, apre gli occhi ai ciechi e le orecchie ai sordi, fa saltare di gioia gli zoppi e guarisce gli infermi. Una ‘novella’ che genera nel cuore di chi la riceve un seme incandescente di vita nuova e un orizzonte di speranza incrollabile.

 

Sono indicazioni efficaci, precise, chiare nel loro significato e nella loro essenzialità; ed è evidente, anche, che i ‘settantadue’ di allora, siamo indistintamente tutti i discepoli di oggi, tutti i battezzati e crismati, nessuno escluso. È proprio il tempo di smettere finalmente di pensare che il compito dell’evangelizzazione sia riservato o demandato ai pochi di oggi - preti, suore, volontari. A tal proposito, non si capisce proprio come nei secoli si sia potuto sminuire il significato del battesimo e della crismazione, che di fatto ha portato a un inaccettabile dualismo chierici-laici di oggi e, anzi. alla schizofrenia vera e propria relativa alla missione della chiesa: gerarchia - popolo di Dio, chiesa docente/chiesa discente, preti/laici, mandatari/destinatari, soggetti attivi/soggetti passivi



 
La verità che scaturisce dal vangelo di oggi è, invece, perentoria. Nessuno è escluso dalla missione-dovere di evangelizzare. Tutti i battezzati possiedono il carisma e il munus battesimale-crismale, ovvero il ministero profetico sacerdotale e regale. Sottigliezze bizantine e sottintesi vari, coltivati da ogni parte, soprattutto dal versante della gerarchia clericale, non possono attenuare l’acquisizione ecclesiologica radicale per la quale ‘evangelizzare il mondo’ è impegno e dovere unico, indiviso, inscindibile di tutto il popolo di Dio. Ogni scissione operativa e pratica – dalla parte clericale, come dalla parte laicale - che non sia quella della varietà dei doni che lo Spirito distribuisce liberamente ad ogni battezzato, è ferita grave e ingiustificabile inferta all’unico corpo di Cristo e all’unità dell’unico popolo di Dio. I 72 discepoli, perciò, che il Signore manda avanti a Sé, siamo tutti noi battezzati e crismati: cioè tutti quelli che siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito e quelli che abbiano ricevuto il sigillo dello Spirito, il Crisma della missione.

 



Pregare il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe, non è perciò pregare perché il Signore mandi ‘altri’ per la missione, ma pregare per sé stessi, perché il Signore risvegli in noi il fuoco dello Spirito, che ci ha segnati tutti indistintamente per la missione. Pregare il Signore della messe (“la messe è molta e gli operai sono pochi!”) è pregare perché s’infranga, da parte dei laici, la corazza difensiva e comoda della ‘delega’ al clero, ai religiosi, ai missionari della predicazione e della testimonianza del vangelo.

 

Post scriptum. Siamo inviati tutti. Chi non sente di essere inviato, ha solo imbalsamato il suo battesimo e seppellito lo Spirito di Dio in lui. Chi, irresponsabilmente, fa delega ad altri dell’impegno di evangelizzazione contribuisce ad un insano e rovinoso dualismo ecclesiale, mostrando ignavia e disprezzo del dono di Dio. Coloro che ostacolano o impediscono la missione dell’intero popolo di Dio - accentratori e despoti sacri - creando ingiusta divisione fra membro e membro del popolo di Dio e mutilando gravemente l’unità organica del corpo di Cristo, mostrano di essere solo mercenari e abusivi nell’unico ovile dell’unico Pastore.

 

 
     
Edizione RodAlia - 02/07/2022
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