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VENERDI' SANTO, 2022
a cura di Don G. Silvestri
 

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VENERDI' SANTO 2022

 

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Mezzogiorno! Si eclissa il sole, le tenebre ricoprono la terra quando Lui, divino Agnello, condannato come uno schiavo infame, è inchiodato al legno. Alle tre del pomeriggio, dopo ore di indicibile agonia, reclina il capo ed emette il Suo ultimo respiro di vita. Cataclisma cosmico: la morte ingoia la Vita! La terra si scuote, si frantumano le rocce, si aprono i sepolcri; anche il velo del tempio si squarcia, da cima a fondo, definitivamente. È il vuoto. Ora il tempio non ha più nulla da nascondere o da custodire. Un deserto.

L’inganno è finito, svelato del tutto. Il ‘Sacro’ nascosto e potente che ha condannato e rifiutato il Signore del tempio, ha esaurito la sua mistificante funzione. È il giorno della trasparenza, tutto viene alla luce, nulla rimane più nascosto. Dio è altrove. Esiliato. Fuori dal tempio. Inchiodando alla croce il Figlio di Dio, l’onnipotente Potere religioso ha sequestrato e inchiodato sé stesso. Ha attestato il proprio fallimento. La verità è scoperta da un centurione romano: “Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio!” dice, guardando Gesù morire in croce; e anche le folle accorse, ripensando a tutto l’accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto.



È l’ora della verità. Muore il Figlio di Dio, per l’umanità è il giorno della liberazione. Muore il ‘Sacro’ violento, ed è morte alla morte. È la fine della religione che non conosce Dio e non conosce l’uomo, che ha sequestrato Dio e sequestrato l’uomo. Muore l’ideologia del Dio minaccioso, controllore, aguzzino, vendicatore, assetato di sangue e di sacrifici. Respirano i peccatori, i pubblicani, le prostitute.

Sollevano il capo i deboli, i poveri, i piccoli e gli ultimi della terra. Si rincuorano gli umili, i miseri, i fragili di cuore. Niente più minacce, ricatti, castighi. Niente condanne e irrevocabili punizioni, niente ragioneria contabile di errori e peccati, niente temibili rese dei conti finali. L’ultimo respiro di Cristo è l’ultimo spasmo di una religione incapace di salvare l’uomo, contaminata da formalismo e ipocrisia, votata all’idolatria della legge e della lettera che uccide lo Spirito.



Quando Cristo scende nel ventre della terra, il Cielo si trasferisce nel cuore di ogni uomo. D’ora in poi, il Padre sarà adorato in spirito e verità. Si riaggiustano le lancette del tempo. La morte di Cristo segna precisamente l’”ora” della libertà, della vita, della verità, della bellezza, della grazia, del perdono. L’ora giubilare degli umili e dei poveri, degli ultimi e degli esclusi, dei condannati e dei reietti.



Profetizzava di Dio Geremia: “Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande” (Ger. 32,34). Cade finalmente il velo che nascondeva il volto di Dio! Lo vediamo nel Figlio: inerme, spossato, tenero, amorevole, bello, amabile. Non ha vergogna a mostrarsi davanti a noi prostrato, umiliato, annichilito, tumefatto, distrutto nella sua nuda carne, innocente. Solo i ciechi non lo riconoscono ancora. Noi, sazi, potenti, arroganti, falchi, guerrafondai, dotti e sapienti di questo mondo.

E continuiamo ancora ad accusarlo, a processarlo, a condannarlo a morte. E continuiamo a crocifiggerlo nelle strade del mondo avvelenate dall’odio e dalla crudeltà; nelle terre insanguinate dalla guerra e dall’indifferenza; nelle società devastate dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dall’egoismo, dalla fame e dalla povertà.



Lui muto, inascoltato, dal suo patibolo, grida ancora le uniche parole possibili, umane, divine: amore, libertà, giustizia, solidarietà, misericordia, perdono, compassione, tenerezza, vita, carne, umanità.

Misericordia, Signore!



 

 
     
Edizione RodAlia - 15/04/2022
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