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IL VANGELO DELLA DOMENICA , 23/01
a cura di Don G. Silvestri
 

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VANGELO DELLADOMENICA 23 GENNAIO

III DOMENICA - ANNO C - Luca 1,1-4;4 14-21

 

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Parola del Signore.

 

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Il vangelo di questa domenica mette in risalto il ritorno di Gesù in Galilea, la terra in cui era cresciuto fino all’età adulta. Dopo aver ricevuto il Battesimo nel Giordano e il duro ritiro nel deserto, Gesù torna a casa. Terra difficile, la Galilea, molto invisa ai Giudei, perché considerata terra pagana, calpestata da gente rozza, ribelle e ignorante. Qui, proprio a Nazaret, all’inizio del ministero pubblico di Gesù, si registra un momento rivelativo cruciale della sua missione, molto critico, altamente drammatico.

 

Inizia, manco a dirlo, lo scontro con il potere religioso ebraico, nel luogo sacro più caro alla comunità ebraica, la sinagoga. Luogo che sarà simbolo, da questo momento in poi, della dura resistenza e dell’opposizione alla predicazione del Regno di Dio predicato da Gesù; luogo dove, prima che la fedeltà ai comandamenti di Dio, è sacra e intangibile la tradizione degli uomini e dove l’osservanza scrupolosa della legge viene esaltata al di sopra della giustizia e della misericordia.

 

Ad entrare quel giorno nella sinagoga non è più semplicemente il giovane di Nazaret da tutti conosciuto come figlio di Maria e di Giuseppe, il falegname. Adesso è il Messia Sposo dell’umanità, l’eletto di Dio, l’Unto dello Spirito. Dice l’evangelista: “Secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere”.

Il momento è solenne. Avviene l’imprevisto! Deviando dalla norma, invece che proclamare quanto previsto in quel giorno, Gesù va alla ricerca di un brano di Isaia. Trovatolo, proclamò: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”.

 

Brano ben noto agli ascoltatori. Da notare subito il taglio finale operato da Gesù; manca infatti l’ultima parte della citazione: “il giorno di vendetta del nostro Dio”. Amnesia casuale? O cercata e voluta? Un’amnesia che, certo, non sarà sfuggita agli attenti e maliziosi ascoltatori presenti nella sinagoga. Non poco stupore, infatti, crea l’intervento di Gesù. Riavvolto e riconsegnato il rotolo, Egli sedette. Un momento di indicibile ‘suspence’ attraversa tutta l’assemblea. Alcuni fremono. Gli occhi di tutti sono fissi su di Lui, come in attesa. Nessuno intuisce quanto incredibilmente Gesù aggiungerà ancora.: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

Restano tutti ammutoliti e interdetti. Molti, certo, sono stupiti per le parole di grazia che escono dalla bocca di Gesù. Nei più, invece, cresce la l’incredulità, anzi lo scandalo vero e proprio. Pensano: Chi è ‘costui’ che dichiara ‘compiuta’ in se la profezia di Isaia? Come osa dichiarare compiuta nella sua persona, lì, sotto i loro occhi, la parola del grande profeta Isaia? Con quale autorità osa proclamarsi l’Unto dello Spirito del Signore e si attribuisce la missione straordinaria che Isaia riferisce al Messia del Signore? È finimondo! Siamo solo all’inizio di un crescendo di ostilità omicida che culminerà, alla fine, nel ‘crucifige, crucifige’ del pretorio di Pilato. Lo vedremo.

 

Oggi, piuttosto, indirizziamo il nostro personale stupore e la meraviglia alla presenza di Lui, Messia-Sposo, Unto del Signore. Guardiamo alla profezia di Isaia che Gesù applica a se, perché è veramente Lui, l’Inviato del Padre. I nostri occhi oggi sono rivolti alla stupefacente missione che Egli è venuto a compiere nelle vie della Palestina e nei solchi della storia dell’umanità: “mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”.
Messaggio sconvolgente, oggi più che mai! Ecco perché il Padre ha inviato il suo Figlio nel mondo.

 

Torniamo ad apprendere, se ce ne fossimo dimenticati, che destinatari della Sua missione salvifica sono i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, i peccatori. Nella profezia di Isaia, che Cristo dichiara adempiuta nella sua persona, c’è quindi tutto il vangelo, - il vangelo inaudito ancora! -. C’è tutto il disegno che nasce dalla misericordia di Dio. Egli infatti non può tollerare l’umiliazione dei deboli e degli ultimi. È insopportabile ai suoi occhi la violenza e la prepotenza che vengono perpetrate sui poveri e sui bisognosi. Dio ha mandato il Figlio nel mondo per rovesciare le cose oscene che sono sotto i nostri occhi, ma a cui siamo diventati ormai indifferenti. Finalmente una buona notizia per i poveri; i ciechi riavranno la vista; anche i prigionieri e gli oppressi potranno risollevare la testa; e perfino i dannati peccatori torneranno a vivere e a sperare.

Il Dio incarnato è venuto a sconvolgere le vie degli empi, a rovesciare i piani dei potenti, a confondere il sapere dei saggi di questo mondo. È una rivoluzione profonda. Torna, nel Verbo incarnato, il ‘primato’ dell’amore e della misericordia sulla legge e sulla vendetta; il ‘primato’ della pace su quello della prepotenza; il ‘primato’ dell’uomo sul sabato e sul formalismo ipocrita; il ‘primato’ della verità e della giustizia sulla menzogna e sull’inganno; il ‘primato’ dell’uguaglianza sulle profonde ingiustizie e diseguaglianze fra uomo e uomo.

 

Mi chiedo, sinceramente, cosa ne abbiamo fatto noi cristiani di questo ‘primato’, se spesso guardiamo impassibili allo ‘status quo’ del mondo attuale, alle sterminate sacche di miseria e di indigenza estrema dei paesi più poveri della terra e il disumano degrado nelle immense periferie urbane. Mi chiedo ancora se possiamo restare indifferenti e muti di fronte alle mille forme di schiavitù e di dominio che si perpetuano nelle nostre società; se possiamo assistere inerti alle offese arrecate alla dignità umana, alla giustizia, ai diritti umani, all’uguaglianza e alla solidarietà fra gli uomini.

 

E La comunità cristiana? La Chiesa? Cosa ne ha fatto del ‘primato’ della giustizia e della misericordia, del ‘primato dell’uomo’, del ‘primato’ dei poveri? Può crogiolarsi nelle proprie posizioni di potere, di privilegio, di comodità? Può baloccarsi in attività diversive e alienanti, ignorando la passione dolorosa di coloro che vivono ai margini di una società che impietosamente esclude, discrimina, scarta, elimina creature umane come semplici vuoti a perdere?

 

Ah! dimenticavo. Il sacro! Quante pie lagne sullo smarrimento del sacro e sulla perdita del senso del peccato! Quanta miopia e, soprattutto, quanta ipocrisia!

 

 
     
Edizione RodAlia - 22/01/2022
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