Logo
.
...Data venerdì 7 ottobre 2022
...Visite ad oggi 830689  Visitatori
Logo
 

Ambito di Ricerca:Aspetti religiosi
   
IL VANGELO DELLA DOMENICA, 12/12
a cura di Don G. Silvestri
 

immagine allegata

 

IL VANGELO DELLA DOMENICA – 12 DICEMBRE

 

III DOMENICA DI AVVENTO (anno b.) - GIOVANNI 1, 6-8. 19-28

 

   
 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 

----------------------------------

 

immagine allegataIl vangelo di Giovanni parla del precursore del Messia in due contesti: quello teologico del prologo e a seguire quello storico-fattuale. Nel prologo l’evangelista guarda al Battista come ad un uomo, di nome Giovanni, inviato da Dio a rendere testimonianza alla luce,: “Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce”; la luce vera era invece il Figlio stesso di Dio, fatto carne a Betlemme; il Verbo eterno del Padre, Colui che era presso Dio, Dio lui stesso, e per mezzo del quale tutto è stato fatto di quanto esiste. È Lui la vita degli uomini, la luce odiata e rifiutata dalle tenebre. 

     

   
Giovanni venne come messaggero per preparare il suo ingresso nel mondo; per dare testimonianza alla verità. La sua, è una testimonianza forte, possente, cruenta, fino al dono del sangue per Lui, Luce del mondo. Giovanni attesta l’evento unico della storia: il Verbo di Dio s’è realmente fatto uno di noi, ha messo veramente piede nella nostra terra e nella nostra storia. Giovanni avrà il compito eccelso di indicare ai suoi discepoli la sua presenza, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Questa presenza ha cambiato per sempre il percorso della storia umana; il divino innesto nell’umano ha divinizzato per sempre tutto l’umano e tutto il creato. Questo l’Evento ‘unico’ testimoniato da Giovanni. Nulla è più come prima. La Luce vera illumina ormai il cammino degli uomini. Sangue nuovo scorre nelle nostre vene da quando Lui s’è fatto in tutto uguale a noi e ha assunto realmente la nostra fragile condizione umana. Impossibile ormai fare a meno di Lui o ignorare la sua presenza. Alla Sua luce camminano ormai gli uomini e i popoli e solo alla luce abbagliante del suo divino ingresso nell’umano, trova luce il mistero dell'uomo.

 

    
Testimonianza verace, quella di Giovanni, anche quella narrata sul piano storico, quando i Giudei, smaniosi, diffidenti e inquieti per la fama di Giovanni, inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”. Volevano accertarsi anzitutto se non fosse lui stesso, Giovanni, il Messia atteso. L’evangelista non può esprimere al meglio la splendida testimonianza di Giovanni; e, quasi a sottolineare la forza e l’efficacia della sua testimonianza, con insuperabile sapienza e bellezza letteraria è narrata l’insistita, protestata, ribadita, ripetuta attestazione di Giovanni: “Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo»”. Interdetti e perplessi gli interlocutori non si danno pace; proseguono con tono inquisitorio: “«Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose”. “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?” Alla reiterata, sospettosa e incalzante richiesta sulla sua identità, ancora lapidaria e secca la puntuale, negativa, irrevocabile, risposta di Giovanni: “No!”. E, finalmente, confessa e protesta: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa”. 

 

    
All’aumentato allarme suscitato da queste parole, sospettate di arbitrio e di abuso di autorità, Giovanni sbotta forte contro i sacerdoti e leviti inviati da Gerusalemme: “Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”. Ecco l’Evento inimmaginabile! All’umile protesta della piccolezza della sua persona, ecco svelato finalmente l’inaudito Evento della storia: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Sarà Lui a battezzare in Spirito santo e fuoco. Lui, Agnello di Dio, laverà sulla Croce il peccato del mondo, le sozzure dell’umanità intera. È l’annuncio che fa esplodere la gioia nel cuore di coloro che attendevano da secoli, ma è anche l’annuncio che getterà nel panico gli inviati e i capi religiosi di Gerusalemme. 

 

  
 
Per ciò che ci riguarda, ricolmi di gioia indicibile, noi sappiamo che quell’Evento già avvenuto, deve ancora compiersi definitivamente, deve raggiungere la sua pienezza escatologica nel ritorno glorioso del Signore. Le domeniche d’avvento risvegliano in noi - che pure ne abbiamo già visto e contemplato la gloria da Betlemme all’Ascensione – l’irresistibile e ardente attesa di Lui. Sono richiamo alla sua venuta nella carne e alla sua gloriosa venuta finale. Ora, tuttavia, l’attesa della sua venuta nella gloria si nutre, eccome, della gioia per la sua venuta nella pienezza dei tempi e della certezza della sua continua presenza nel tempo della storia. Dall’Ascensione all’Eschaton nella Gerusalemme celeste, Lui è il Dio con noi, il Dio amico degli uomini, il Dio appassionato amante della nostra umanità, il pellegrino povero che nei poveri si unisce a noi, il delicato straniero che si unisce alla nostra comitiva umana, l’abile interprete delle scritture che fa ardere il cuore di tutti, il mansueto agnello che si fa carico ogni giorno del peso del mondo, del tuo e del mio peccato. 

 

   
Preziosa oltre ogni dire, ci è perciò la testimonianza coriacea di Giovanni in questo nostro cammino di Avvento. Accogliere la sua testimonianza in questo tempo ci fa volgere ancora con fiducia più grande lo sguardo a Lui, Luce che splende nella notte, Sole di giustizia che dirada le tenebre del mondo. Ci trafiggono ancora le parole forti gridate da Giovanni sulle sponde del fiume Giordano; parole taglienti che invitano a preparare la strada davanti a Lui, a raddrizzare i sentieri umani falsi e malvagi, a colmare le lacune e le deficienze della nostra umanità. Ci scuote la possanza del suo grido nel deserto, la sua infocata rampogna di fuoco contro i giudei: “Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente?” Ci scuote il suo invito al pentimento e alla conversione; la sua esortazione a cambiare vita, a condividere quello che si ha col prossimo bisognoso; il suo ammonimento ai peccatori e ai pubblicani (esattori) a non esigere più di quanto non sia lecito; il suo severo avvertimento ai soldati a non fare mai violenza e a non estorcere niente a nessuno. 

 

  
 
Le sue parole ci risvegliano soprattutto alla ‘presenza’ di Lui: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Presenza ancora ignorata o ignota a tanti. Forestiero rifiutato e inviso nella sua stessa casa e tra i suoi. Incredibilmente sconosciuto spesso anche a noi che ne riportiamo il nome (‘cristiani’) e che frequentiamo i suoi atri e il suo tempio, che mangiamo e beviamo alla sua mensa. C’è molto da riflettere sul perché l’evento ‘unico’ della storia umana – la presenza del Verbo di Dio nella storia umana - non riceva ancora l’attenzione che merita. C’è seriamente da interrogarsi sul perché venga ancora (colpevolmente?) ignorato questo innesto divino nel tempo e nella vita dell’uomo, sul perché i nostri occhi non riescano ancora a vedere la novità assoluta che avvolge ed esalta oltre ogni dire la nostra fragile carne. 

 

“In mezzo a voi sta UNO che voi non conoscete”. Follia non rendersene conto. Insipienza chiudere testardamente il cuore. Stoltezza rifiutare il dono pieno della libertà. Insensato non cogliere il divino sentire nell’uomo e rifuggire dall’esaltante proposta nuziale tra il divino e l’umano. Peccato ignorare la misericordia e la tenerezza divina che avvolgono la nostra esistenza e la grazia che scorre ormai nei solchi dell’umano.

 

 
     
Edizione RodAlia - 11/12/2021
pubblicazione consultata 95 volte
totale di pagine consultate 763985
Copyright 2008- Ideazione e Coordinamento di Romualdo Guccione - Realizzazione tecnica del sito di Enzo Callari -