Logo
.
...Data mercoledì 28 settembre 2022
...Visite ad oggi 828060  Visitatori
Logo
 

Ambito di Ricerca:Aspetti religiosi
   
IL VANGELO DELLA DOMENICA , 07/11
a cura di Don G. Silvestri
 

immagine allegata





VANGELO DELLA DOMENICA 7 NOVEMBRE
DOMENICA XXXII (ANNO B) - MARCO 12,38-44


In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte.

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Parola del Signore

-------------------------------

immagine allegata

Non c’è nulla di più odioso a Dio dell’ipocrisia. L’ipocrisia è falsità, menzogna, mistificazione della verità. È inganno consapevole e malizioso a danno della verità; finzione maligna fatta passare per realtà. È questo lo sfondo del brano del vangelo odierno e questa è l’accusa gravissima fatta da Gesù al potere religioso ebraico. Duramente accusati di ipocrisia, nel brano di oggi, sono in particolare gli scribi, quasi sempre, in molti altri passi del vangelo, associati ai farisei nella medesima colpa. Dice Gesù: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.”

Ecco la finzione e la messinscena di questi scribi che si ritenevano detentori delle chiavi della scienza e della dottrina sacra in Israele, che si spacciavano per maestri e guide del popolo. Sentirsi importanti davanti a tutti; nascondere nello sfoggio di belle e lunghe vesti quello che c’è dentro di sporco, di vizi, di malizia, di invidia, di ingordigia; farsi onorare in pubblico dal saluto di tutti, farsi venerare dalla gente come persone giuste, oneste e pulite; farsi stimare come persone degne e meritevoli di stare in alto davanti a tutti, occupare primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; essere considerati preparati, istruiti, maestri, capaci di decidere cosa è giusto e cosa è ingiusto, cosa è conforme alla legge di Dio e cosa è difforme. Questa ipocrisia è duramente bollata da Gesù non solo perché è tutta finzione, ma perché nasconde la verità contraria: “Divorano – dice Gesù - le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa”. La finzione è svelata, la verità è tutt’altra! Gli scribi sfruttano le persone fragili e indifese, le vedove soprattutto; si impadroniscono dei loro beni, abusano della loro autorità per spogliare le loro case. Fingono perfezione, essere pii e devoti; pregano a lungo nelle piazze non per invocare umilmente Dio ma solo per farsi notare e ammirare dalla gente.

La gravità che si nasconde nell’ipocrisia è che ci si prende gioco di Dio e del prossimo; si pretende di manipolare la verità per mantenere il proprio potere sulla gente, oltre che per calcolo e vili interessi personali; della religione si mette in scena con malizia estrema una rappresentazione teatrale, illusoria, nella quale si nasconde la vera intenzione del proprio operato e il vero significato dei propri atteggiamenti e dei propri comportamenti pii.

Si fa apparire ciò che nel cuore e nella mente non c’è e si nasconde invece ciò che c’è! Si confida nell’ingenuità altrui e si simula pietà dove c’è empietà, amore dove c’è odio; si finge servizio dove c’è volontà di dominio, amicizia dove c’è interesse, sorriso dove c’è astuzia e indifferenza. Da qui la gravità dell’accusa di Gesù agli scribi, dovuta al fatto che nell’ipocrisia c’è qualcosa, anzi l’essenza stessa, di ciò che è profondamente diabolico. Al diavolo appartiene infatti la scissione, la divisione, la separazione (διαβάλλειν = separare), l’apparire e l’essere, la dissociazione tra ciò che c’è nella bocca e ciò che c’è nel cuore, tra ciò che si dice e ciò che si fa.

Indica l’arroganza di chi si fa ‘dio’ senza esserlo, di chi ingannando vuole imporre la propria interessata visione delle cose e della verità dei fatti. Satana è il simulatore per eccellenza, il menzognero, lo spaccone che accusa Dio di falsità e menzogna (Gn. 3,4s). “Guardatevi dagli scribi” dice Gesù! Chiarissimo il senso del suo ammonimento. Occorre guardarsi dall’ipocrisia, come ci si guarda da una malattia mortale. Guardarsene, perché l’ipocrisia è finzione spudorata, supremo camuffamento della realtà.

Dio però non si lascia ingannare, mai. Possiamo, si, ingannare gli altri ma Dio no. Deus non irridetur! Eppure sta qui l’errore fatale degli ipocriti: ingannando gli altri, si pensa impunemente di ingannare Dio in persona. Dell’atteggiamento ipocrita degli scribi il vangelo ci offre subito la prova lampante: Gesù “seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo ….. Questa vedova, così povera - dice Gesù - ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

Incredibile sproporzione, tra chi dà tutto avendo pochissimo o niente e chi dà poco o nulla, possedendo moltissimo. L’esempio dell’ipocrisia è servito. È servita la differenza tra chi ha agisce secondo Dio e chi agisce invece secondo gli uomini; tra chi invano rende culto a Dio, onorandolo solo con le labbra, e chi invece ci mette il cuore e l’anima. È servita la differenza tra chi ritiene di poter sfruttare la propria posizione per depredare gli umili e i poveri e chi invece dona tutto umilmente, adorando in spirito e verità il Dio dell’amore e della compassione. Questa vedova, povera, che dà tutto quello che ha per sopravvivere, è icone del vero cristiano, anzi icone della vera chiesa; della chiesa povera che dà sempre tutto, della chiesa ‘casa aperta’ e mai struttura sbarrata agli ultimi e ai poveri, della chiesa umile serva del Signore e mai istituzione di potere e autorità arrogante; della chiesa comunità dialogante e accogliente nel mondo e mai comunità separata e distaccata dagli uomini, indifferente e sorda alla loro fatica quotidiana e alle loro fragilità.

La chiesa non è congrega di o per scribi e farisei ipocriti. Né c’è posto per i simulatori, per quanti usano del loro potere sacro per depredare la gente fingendo di rendere culto a Dio, per impostori e mercenari della buona fede della gente. Eppure quanta ipocrisia ancora nei sacri palazzi. Quanta finzione viene malignamente coltivata nel giardino di Dio. Quanta zelante alterigia in chi dovrebbe testimoniare umiltà e semplicità. Quanta sciocca e vuota supponenza in chi, svolgendo il ministero di Cristo, dovrebbe specchiarsi nel Suo grembiule piuttosto che nell’arroganza dell’infido clericalismo. Quanta ipocrisia in chi, pur chiamato al servizio, coltiva un’idea superiore di sé dando solo spettacolo penoso della propria vanità più che della verità disarmante e nuda di Cristo Gesù, fattosi servo e ultimo degli uomini. Che tragico errore ingannare Dio e il prossimo e perdere se stessi.

 

 
     
Edizione RodAlia - 06/11/2021
pubblicazione consultata 95 volte
totale di pagine consultate 761799
Copyright 2008- Ideazione e Coordinamento di Romualdo Guccione - Realizzazione tecnica del sito di Enzo Callari -