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BLe nostre mani

Brano tratto dall’originale (Our hands), in “Sunday Spiritual Bouquets”, dell'italo-americano Mario Macaluso e tradotto in Italiano dallo stesso Autore


Mi affascina tantissimo osservare la bellezza umana e spirituale delle nostre mani. Attraverso i secoli, artisti, pittori, scultori e scrittori hanno studiato ed espresso il significato profondo che si nasconde nelle mani.

Io scruto lentamente le mie e ne studio attentamente i dettagli. Le muovo intorno con meraviglia e le giro e rigiro. Non sono più giovani. Cominciano a sembrare sempre di più come quelle di mio padre. Vi noto la gonfiezza artritica delle nocche e mi stupisce quando penso alle migliaia di cose che hanno fatto durante tutta la mia vita: legandomi le scarpe, vestendomi e cibandomi, scrivendo, stringendo altre mani, pregando, salutando, e facendo del bene e anche del male.

Le mani sono per me la parte più significativa del corpo umano. Michelangelo le usò per esprimere ed esaltare artisticamente l’istante cosmico quando il Creatore, nel racconto biblico, toccò il dito di Adamo e uno scatto elettrico di energia divina fece scintillare in lui il principio della vita umana. Bernini ne immortalò le espressioni più belle, e il famoso scultore francese, Auguste Rodin, passò molti anni a studiarne il senso misterioso e profondo.

Romanzieri e drammaturgi, come per esempio, Paul Claudel, scrissero novelle e scene teatrali dove il movimento sinfonico delle mani, che si muovono nello spazio e nel tempo, esprime molto di più delle parole ed è tanto espressivo quanto i passi delicati di un balletto classico.

Gesù usò le sue mani con maestria e autorità quando annunziò la Buona Novella del regno di Dio; quando pregò; quando calmò il mare in tempesta e diede la vista ai ciechi; quando cibò la folla affamata e benedisse i bambini, e soprattutto nel momento in cui spezzò il pane e condivise il calice dell’Ultima Cena.

Io mi chiedo certe volte: “Chissà come saranno state splendide le mani di Gesù o quanta gente avrà cercato di toccarle per sentirne la dolcezza e la potenza!” Che esperienza straordinaria sarà stata quella di stringere quelle mani così significative e fortemente magnetiche!

Adesso Gesù non è più fra di noi per guarire, fare del bene, ed annunziare il regno di Dio. Ora tocca a noi doverlo fare per Lui attraverso l’opera delle nostre mani. Mani grandi e mani piccole, mani bianche e mani nere, mani delicate e mani incallite sono tutte necessarie per spargere il regno di Dio. Gesù ha bisogno di tutte queste mani per continuare i suoi miracoli e per dare alla sua grazia divina la forza e la possibilità di raggiungere i confini della terra.

Quanta differenza creano le nostre mani quando stacchiamo il telefono per consolare gli afflitti; quando scriviamo una email o una lettera affettuosa; quando teniamo fra le braccia un bambino che piange; quando salutiamo un estraneo per la strada; quando confortiamo coloro che hanno perduto qualcuno; o quando offriamo il nostro aiuto ai giovani e agli anziani che hanno bisogno di appoggio e d’incoraggiamento!

In queste circostanze le nostre mani diventano un mezzo fecondo di grazia e di fede.
Attraverso il loro dono, noi diventiamo capaci di riempire cuori vuoti, di far splendere il sole attorno a noi e di rendere credibile e possibile l’amore di Dio, dimostrando così la potente realtà della fede.

Per me è un momento speciale quando osservo le mani nell’atto di benedire. Guardo quelle del clero che benedicono i fedeli; osservo attentamente quelle dei genitori e dei nonni che benedicono i loro figli e nipotini. Oh! quanto m’incantano le mani delle mamme che gesticolano dietro i vetri della finestra quando le salutiamo al momento di partire!

C’è un significato profondo che emana dalle mani del povero, del bambino, dell’anziano e del bisognoso quando queste si estendono per chiedere aiuto o esprimere gratitudine e ringraziamento.

Esaminiamo per un momento le nostre mani! Questo capolavoro di Dio non ci lascia incantati? Io osservo le mie. Come sono veramente misteriose e stupende! Le guardo attentamente e mi rendo conto che non sono state fatte solo per me, ma anche per gli altri. Le mie mani sono state chiamate a portare la presenza di Dio nella vita della gente e a servirlo nel nostro prossimo perchè questo mondo diventi un luogo più bello e migliore per tutti.

Credo veramente che quando le nostre mani sono occupate in opere corporali e spirituali, noi portiamo la presenza di Dio e la sua grazia negli angoli più bui delle nostre città, dei nostri villaggi e dei nostri casolari.

Un santo uomo, Vincenzo Pallotti, consapevole di questa realtà, scrisse queste belle parole: “Spesso la grazia di Dio è avvolta in una crosta di pane.”

Forse anche nella nostra famiglia ci sarà qualcuno che l’aspetta da tanti anni.





 
     
Edizione RodAlia - 12/10/2017
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