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Ambito di Ricerca:Tracce di storia locale
   
GLI INDIOS DEL BRASILE
 
Brasil_Salvatore
immagine allegata

Essi sono circa lo 0,2% dell'intera popolazione brasiliana. Chi prima possedeva l'intero territorio nazionale ora ne occupa solamente il 12%. Su un totale di 350.000 indigeni, circa 50.000 di essi hanno lasciato le riserve per vivere in città o in campagna. Anche chi è rimasto nella foresta, la maggior parte del tempo lo passa a guadagnarsi da vivere come se fosse un indiano stanziale lungo il fiume. Per riottenere la loro lingua, la cultura e il loro passato, gli indios contano sulla demarcazione delle loro terre e l' accesso all 'istruzione differenziata. Difficile dire quanti siano stati gli indiani prima della scoperta. Si stima attorno ai 2 - 6 milioni di individui.

La storiografia brasiliana ha sempre ritenuto che le popolazioni autoctone non facessero realmente parte della Storia del Brasile, ma se ne dovesse piuttosto tener conto semplicemente in ambito etnografico. In essa gli indios vi compaiono soltanto all'inizio, per scomparirne quasi subito. La traccia della loro presenza nei primi anni di storia è legata prevalentemente agli aspetti economici del primo sfruttamento della nuova colonia. Essi infatti venivano utilizzati per la estrazione dell'Ibira-pitanga - legno rosso fornito dall'albero chiamato, dagli indios "Arabutan" e dagli scienziati "Caesalpina Echinata" -, ossia, più volgarmente "pau-brasil" , cioè “ Pau, che sta per legno e Brasa, che sta per brace. Da qui, a Brasil  il passo è breve per denominare la nuova colonia portoghese.

Questo legno era già conosciuto in Europa fin dal secolo XI . Il "sapang", proveniente da Sumatra, forniva una polvere che era usata per tingere le vesti di re e cardinali con una tonalità di rosso acceso, purpureo; e di tale prodotto si trovano notizie già, ad esempio, negli archivi della dogana di Ferrara (1193) e Modena (1221). L'Ibira-pitanga brasiliano arriva in Portogallo con le navi di Gaspar de Lemos, nel 1500, insieme alle lettere che annunciano la scoperta di Vera Cruz, nome originale del Brasile, e l'esistenza degli "indios". Gli abitanti delle nuove terre vennero così chiamati dai portoghesi, poiché questi erano inizialmente convinti di essere arrivati nelle Indie; dopo di allora, nonostante la scoperta dell'errore geografico, nessuno ha più tolto di dosso agli indigeni brasiliani tale appellativo.

Lo scrittore Jorge Amado dichiarò che «...Il Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione: in ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare».



da una ricerca di Salvatore Inguaggiato, emigrato siciliano in Brasile da più di un cinquantennio ed innamorato di questa sua seconda patria.



Con la voce di ROBERTO CARLOS, ecco una classica melodia dedicata al Brasile:

India, i suoi capelli, riversi sulle spalle,
neri come la notte senza chiaro di luna
le sue labbra rosee che mi sorridono
e la dolce tenerezza del suo sguardo.
India, la sua pelle scura,
la sua piccola bocca io voglio baciar.

India, sangue tupi, che ha il profumo del fiore,
vieni, chè voglio darti
tutto il mio grande amore.

Quando andrò molto lontano
e sarà l'ora di dirsi addio,
che resti tra le mie braccia ancora un po',
lascia che le mie labbra si uniscano alle sue.

India, avrò nostalgia
della felicità che mi ha dato.

India, la sua immagine
sarà sempre com me,
dentro il mio cuore,
fiore del mio Paraguai


 
     
Edizione RodAlia - 04/10/2015
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