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KHALED AL-ASSAN
 

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Ghumbert, Deanna, Khaled al Assan

La nefasta e tragica notizia della decapitazione di Khaled al Assan, mi ha profondamente amareggiato e rattristato. La barbarie delle torture, la decapitazione, l’esposizione del cadavere appeso ad una colonna romana: una mostruosità inaudita, scempio e violenza gratuita; una vergogna per tutto il genere umano, i popoli di tutto il mondo civile. 

Ho sempre ammirato la cultura Araba: la sua complessa e raffinata architettura di Damasco in Siria e di Granada nell’ Andalusia; il sistema decimale grazie all’aggiunta dello zero con i numeri importati dall’India, nella matematica e nell’Algebra; inventori della carta, crearono magnifiche biblioteche a Cordova, con più di 30.000 volumi - quando in Europa se un convento ne aveva tre poteva dirsi fortunato –per l’insegnamento nelle prime università; il persiano Nasir al Tusi per l’Astronomia, con l’introduzione dell’Astrolabio; Avicenna per la medicina; l’Agronomia con l’introduzione di molte piante e il sofisticato sistema di irrigazione: la filosofia greca non sarebbe giunta a noi se Averroè non avesse interpretato Aristotele. Dove sono finiti gli uomini di cultura del mondo musulmano? Possibile che ora, dalla culla della nostra civiltà, si debba sentire parlare solo di morte, di tragedie, di distruzione.

Momenti di lutto come questo c’inducono a molte riflessioni. Quello che hanno fatto al mio amico, Khaled al Assan, lo hanno fatto a tutta la civiltà del mondo occidentale, ad un uomo che per la sua cultura apparteneva al mondo intero ed è per questo che il mondo intero adesso lo piange.

Nel maggio del 1997, ho avuto il grande privilegio di conoscerlo: è nata un’empatia che si è protratta nel tempo. Ho avuto la fortuna di essere accompagnato da lui ed il suo assistente (aveva studiato a  Palermo  e conservava un ricordo piacevole della sua permanenza in Sicilia), alla visita di Palmira. Ero con i miei amici Ferrante e Deanna Paternò Castello dei duchi di Carcaci, visitavamo la Siria, per poi proseguire in Giordania e Malta. Dopo avere assistito alla scoperta di nuovi reperti archeologici, c’invitò nella sua abitazione nel sito archeologico, per un caffe. La conversazione andò avanti per ore e sarebbe continuata se il nostro tempo non fosse stato limitato. Prima di partire ci regalò dei libri e ci fece promettere di ritornare, voleva ospitarci in quella casa magica, parte abitazione parte museo, con la più affascinante vista sull’intero sito archeologico.

La conversazione si svolse in francese, lo conosceva bene. Mi ricordo di lui l’aristocratica intelligenza, la grande cultura, l’affabilità, la cordialità e quella comunicazione con gli occhi ed il sorriso sulle labbra. Sempre appoggiato al suo bastone, con il turbante bianco, prima di lasciarci mi diede il suo biglietto da visita dove lessi che era il “Direttore generale di tutte le antichità della Siria”… L’amabilità con cui ci accolse, confermava la signorilità della sua persona. Avevamo capito che doveva essere una personalità importante nel mondo archeologico, ma lui non fece mai pesare la sua situazione. Era uno studioso di fama internazionale ed aveva assistito ed anche partecipato a delle conferenze sull’archeologia in Italia e all’estero.

L’anno dopo, mandai dei miei amici, gli diedi una lettera d’introduzione e lui li accolse con lo stesso senso dell’ospitalità con cui ci aveva accolti.

Addio Khaled, sicuramente sarai accolto e molto stimato dagli angeli in paradiso, ricordati che resterai sempre nella mia memoria con un’aureola di garbata raffinata cultura di quel mondo passato che hai tanto amato.

Ghumbert

Comunicato stampa Ghumbert Atelier





 
     
Edizione RodAlia - 23/09/2015
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